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Si torna a scuola: i consigli degli specialisti Waidid

Associazione Mondiale Malattie Infettive e Disordini Immunologici
Concluse le lunghe vacanze estive si torna sui banchi di scuola. E quest’anno vale ancor di più il motto: sani e vaccinati. I nuovi obblighi vaccinali, infatti, coinvolgono bambini e ragazzi da 0 a 16 anni e, nonostante qualche dubbio e paura, i genitori ora devono “mettersi in regola”. Ecco, dai medici di Waidid (Associazione Mondiale Malattie Infettive e Disordini Immunologici), qualche consiglio utile per affrontare il rientro a scuola.
A come… Alimentazione: una sana alimentazione è fondamentale per lo sviluppo corretto dei bambini e dei ragazzi, già a partire da una prima colazione che deve essere la più genuina possibile. Si raccomandano merende sane, pranzi e cene equilibrati con portate sempre varie, senza dimenticare una porzione di frutta e verdura ad ogni pasto e naturalmente il giusto apporto di acqua, circa 8 bicchieri al dì.
C come …Compiti: i compiti a casa sono utili per il bambino perché lo aiutano a confrontarsi con la dimensione del dovere e insegnano la fatica; attraverso il lavoro a casa, un bambino impara a conoscere meglio se stesso, a reagire alla frustrazione, persistendo con costanza e determinazione al perseguimento dell’obiettivo. Il ruolo del genitore è dargli sostegno e fiducia, incoraggiandolo e rassicurandolo con atteggiamento positivo, accompagnandolo in un percorso di sempre maggiore autonomia.
G come… Giochi: per far crescere i bambini forti e sani l’ideale è farli uscire all’aperto a correre e giocare anche quando le temperature si abbassano, ovviamente ben coperti. Perché all’aperto ci sono meno rischi infettivi che negli ambienti chiusi e l’aria fuori è sicuramente migliore. Per evitare malanni ai bambini è importante anche aver cura dei luoghi in cui vivono, arieggiando bene la casa e le stanze in cui soggiornano.
I come… Infezioni: i locali chiusi, spesso eccessivamente riscaldati e frequentati da tanti bambini come possono essere le classi, rappresentano un ambiente ideale per la diffusione di virus e batteri, principali agenti eziologici delle infezioni nei primi anni di vita e durante l’età scolare. Tra quelle più diffuse: pediculosi, scabbia, gastroenteriti, ma anche infezioni respiratorie e mononucleosi. La frequentazione di piscine e palestre è, poi, un’ulteriore fonte di rischio che può essere limitata applicando le buone norme igieniche.
N come… Nanna: un buon ritmo sonno-veglia è molto importante nei bambini. La National Sleep Foundation ha fornito precise linee guida per i bimbi di ogni fascia d’età: dalle 10 alle 13 ore per quelli in età prescolare, dalle nove alle 11 ore per i bambini fra i 6 e i 13 anni, dalle 8 alle 10 ore per gli adolescenti. La mancanza di sonno, come per gli adulti, ma ancor più nei bambini, può causare sintomi simili a quelli del disturbo da deficit di attenzione/iperattività, obesità e problemi comportamentali.
O come… Organizzazione del tempo: per i bambini è fondamentale diversificare le attività. Un assetto equilibrato delle giornate consente ai bambini di avere le giuste energie per fare i compiti e praticare una o più attività sportive senza inutili e dannosi sovraccarichi, apprezzando così tutti i momenti senza stress né noia.
S come… Sport: in generale, un’attività fisica regolare in età pediatrica è fondamentale sia nel bambino sano che in quello affetto da malattie respiratorie croniche. E’ anche un’importante forma di prevenzione dell’obesità che contribuisce, attraverso un aumento del dispendio energetico, a ridurre la massa grassa e ad aumentare quella magra, ed è uno strumento fondamentale per un corretto sviluppo osseo.
T come…Televisione (e videogiochi): bambini e ragazzi si incantano davanti a cartoni animati, computer e videogiochi, senza poi contare quelli che ormai hanno ricevuto in regalo lo smartphone e trascorrono il tempo tra chat e telefonate. Le attività sedentarie non devono però andare a scapito di quelle dinamiche: un paio d’ore trascorse ogni giorno all’aria aperta in compagnia degli amici possono essere una semplice strategia affinchè non diventino schiavi del divano e del mondo virtuale. Raccomandiamo un utilizzo dei videogiochi limitato a qualche ora e solo ai fine settimana.
V come… Vaccini: la nuova legge sugli obblighi vaccinali prevede il divieto di accesso alle scuole per i bambini tra 0 e 6 anni non vaccinati, mentre dai 6 ai 16 anni verranno sottoposti a multe fino a 500 euro. I genitori dei bambini che frequentano nidi o scuole dell’infanzia hanno avuto tempo fino al 10 settembre per presentare la prenotazione all’Asl o un’autocertificazione. In quest’ultimo caso, però, sarà obbligatorio mettersi in regola, presentando la documentazione e il libretto di vaccinazione entro il 10 marzo 2018. Per quanto riguarda invece la scuola dell’obbligo, l’unica differenza è che la prima scadenza slitta al 31 ottobre.
Z come… Zaino: tutti i genitori sostengono che il peso dello zaino dei propri figli sia eccessivo rispetto al carico che essi dovrebbero sostenere. In generale, raccomandiamo che un bambino dovrebbe portare sulle spalle un peso massimo pari a circa il 10-15% del proprio peso. Portare uno zaino pesante può causare dolori a schiena, collo e spalla. Il dolore può essere provocato non solo dal peso, quanto dalla scorretta postura che i bambini assumono.
Fonte: Askanews.it

Su Food Science e Nutrition review conferma effetti benefici
I composti bioattivi contenuti nel caffè hanno un effetto protettivo che diminuisce il rischio di diabete di tipo 2, obesità e anche alcune tipologie di tumore. La caffeina, gli acidi clorogenici e gli alcoli diterpenoidi, composti bioattivi presenti in questa diffusa bevanda, sono stati infatti associati a numerosi potenziali benefici per la salute.
A confermarlo diversi studi presi in esame in una review di recente pubblicazione (Coffee Consumption and Disease Correlations, Critical Reviews in Food Science and Nutrition) a cura di B. B. Gokcen ricercatore della Gazy University di Ankara, in Turchia, che studia l’associazione tra consumo di caffè e minore rischio di sviluppare alcune malattie cardiovascolari e neurodegenerative.
Ad esempio, la caffeina – scrive il Consorzio Promozione Caffè citando diversi studi scientifici – riduce il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative (morbo di Parkinson e Alzheimer), gli acidi clorogenici (CGA) e gli alcoli diterpene svolgono un ruolo benefico per la salute, quali antiossidanti e chemiopreventivi.
Accanto a questi benefici, non si possono dimenticare gli effetti positivi del caffè, assunto in quantità moderata, sulle performance cognitive, soprattutto nelle situazioni di maggiore sforzo mentale, che richiedono particolare attenzione e concentrazione. Non solo. Diverse ricerche hanno suggerito che la dopamina – un neurotrasmettitore che aiuta a controllare i centri di ricompensa e del piacere del cervello e che regola le risposte emotive – può mediare alcuni degli effetti della caffeina sul comportamento. Dopo aver bevuto una tazza di caffè, la caffeina viene assorbita nel flusso sanguigno, entra in circolo e arriva fino al cervello. Qui, l’adenosina che agisce da sedativo sul sistema nervoso centrale e induce sensazioni di stanchezza, viene antagonizzata dalla caffeina la quale, grazie alla sua struttura molecolare simile, si può legare ai ricettori dell’adenosina e agisce come un “impostore”, bloccando l’azione della stessa, contrastando la stanchezza e favorendo l’attenzione.
Stando ad altre ricerche, inoltre, il caffè favorirebbe un comportamento cooperativo, che evidenzia il suo ruolo di alleato nella condivisione all’interno della socialità. In ultimo, valutando le risposte emotive dopo l’assunzione di caffè, sarebbe emerso che chi lo beve ricerca diverse esperienze emotive dalla bevanda: sensazioni di energia, positività, benessere emotivo e una sensazione di concentrazione mentale. Già nel 2011 l’EFSA (European Food Safety Authority) – conclude il Consorzio – aveva indicato un rapporto di causa-effetto tra una dose di 75 mg di caffeina (circa una tazzina di caffè) e l’aumento di attenzione, confermando il ruolo positivo del caffè sull’attenzione e sulla concentrazione.
Fonte: Askanews.it

Osservatorio ProntoPro.it: +12% di richieste rispetto a gennaio
Quando si parla di sport il mese di settembre ha ormai scalzato gennaio. A dirlo è l’Osservatorio di ProntoPro.it che ha confrontato le ricerche di istruttori sportivi effettuate sul proprio portale tra agosto e settembre con quelle completate tra gennaio e febbraio, rilevando un incremento del 12% delle stesse. Dall’analisi è emerso che i gusti degli utenti variano molto a seconda delle città di provenienza ma i personal trainer occupano sempre il gradino più alto del podio, seguiti dagli insegnanti di yoga.
In particolare, fa sapere l’Osservatorio di ProntoPro.it – milanesi e genovesi non possono fare a meno dello yoga: questa disciplina millenaria nota per l’aiuto fornito contro ansia e insonnia, è capace di combattere lo stress e aumentare la concentrazione e la flessibilità sia mentale che fisica: per questo risulta particolarmente apprezzata dalle persone che vivono nelle grandi città.
I napoletani scelgono i corsi di nuoto e la boxe: se per i primi influisce indubbiamente la prossimità del mare e il desiderio di praticare uno sport riconosciuto da tutti per la sua potenzialità di far lavorare tutto il corpo, la boxe permette di ritrovare la sicurezza in se stessi, sfogarsi e affrontare le proprie paure.
Interessati a ottenere una corretta postura e a dare maggiore armonia ai movimenti sono, invece, i fiorentini e i torinesi che scelgono il pilates più di tutti gli altri italiani.
Le principali richieste di corsi di zumba, rinomati in quanto aiutano a perdere peso divertendosi, provengono dalla città meneghina, mentre i romani preferiscono aumentare la propria resistenza, coordinazione e precisione attraverso i corsi di Crossfit.
I trend-setter? Gli abitanti di Venezia, Palermo, Ancona, Campobasso e Perugia che scelgono di dedicarsi allo Yoga della risata, un tipo di yoga basato sulla risata autoindotta che favorisce il miglioramento dell’umore, delle relazioni sociali e promette di ridurre l’ansia, accrescere l’autostima e, se praticato di prima mattina, aumentare l’energia.
Fonte: Askanews.it

800 55 88 22 per le problematiche relative al gioco patologico
Parte dal 2 Ottobre 2017 l’attivazione del Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo (TVNGA). Il numero verde di aiuto 800558822 coprirà l’intero territorio nazionale, sarà attivo in via sperimentale fino al 31 marzo 2018 e garantirà sostegno dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 16.00 alle persone in difficoltà con il gioco d’azzardo.
L’iniziativa rientra nel piano in tre mosse, ricerca, formazione e informazione, ideato e finanziato a gennaio 2016 dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e affidato nella sua realizzazione al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per conoscere meglio e fronteggiare le problematiche connesse al gioco d’azzardo, soprattutto nel suo possibile impatto sulla salute di soggetti vulnerabili.
“Il numero verde rappresenta un servizio prezioso che informa sulle strutture sanitarie a disposizione delle persone in difficoltà nella relazione con il gioco d’azzardo. Tra l’altro – spiega Alessandro Aronica, Vice Direttore dell’Agenzia Dogane e Monopoli – il servizio consentirà anche di arricchire il quadro informativo del giocatore problematico. Questa iniziativa testimonia della volontà comune di guardare al settore del gioco in una logica unitaria, con la massima concreta attenzione anche ai profili sanitari, per prevenire e contenere i rischi nell’ambito di un approccio regolato e non proibizionista. Tutto il progetto di collaborazione avviato già due anni orsono tra i Monopoli e l’ISS va in questa direzione”.
“Questo telefono verde si aggiunge ai servizi al pubblico che l’Istituto offre su temi di valenza sociosanitaria testimoniando concretamente il legame diretto che da sempre abbiamo con i cittadini – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Si tratta, inoltre di un osservatorio importante per monitorare le problematiche e i bisogni sanitari legati al giocatore problematico. Con il TVNGA abbiamo anche l’opportunità di collegare la richiesta di assistenza con l’offerta sanitaria disponibile sul territorio. Con l’intero progetto – prosegue – vogliamo inoltre fornire conoscenze validate scientificamente per contrastare gli aspetti problematici correlati al gioco d’azzardo”.
Fonte: Askanews.it

Da New Gluten World metodo per detossificazione delle proteine
Una startup italiana promette libertà dal glutine. New Gluten World ha messo a punto un metodo low cost per la detossificazione delle proteine del glutine, per produrre farine con le stesse caratteristiche di quelle classiche, ma utilizzabili da tutti.
La celiachia è la più frequente intolleranza alimentare a livello globale. Solo in Italia sono più di 182mila le persone diagnosticate ufficialmente nel 2015, tre volte tanto rispetto al 2007. Per chi è celiaco l’unica terapia utile è la dieta senza glutine. Negli ultimi anni l’industria alimentare propone diverse alternative gluten-free a pane, pasta, pizza? Tuttavia il costo dei prodotti è ben più elevato rispetto al corrispettivo tradizionale.
New Gluten World, ha messo quindi a punto un’alternativa low cost che mira a definire il processo di detossificazione delle proteine del glutine, grazie al quale è possibile realizzare farine impiegabili per produrre alimenti con qualità sensoriali e nutrizionali, tali da essere consumati da tutti, celiaci compresi. La soluzione tecnologica ideata non sottrae il glutine dalle farine, ma ne elimina la componente tossica mediante un processo chimico-fisico a basso costo, non alterando le proprietà sensoriali e nutrizionali del cereale né impiegando enzimi o sostanze chimiche.
Tutto è partito dall’intuizione di Carmela Lamacchia, laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche e Ph.D. in Biotechnology presso il Dipartimento di Scienze dell’Agricoltura dell’Università di Bristol (Inghilterra). “In Puglia nei campi di grano dopo il raccolto, i contadini bruciano le stoppe per ripulire il campo e poi si raccolgono i chicchi bruciati rimasti a terra: quello è il grano arso – spiega – Nel 2010, come chimica e ricercatrice dell’Università di Foggia, m’interessai alle proprietà molecolari del grano arso. Mi accorsi che nei chicchi di grano esposti a forte calore, le proteine del glutine non si aggregavano, al contrario di quanto succede nella farina impastata e infornata. Le proteine nel chicco, cioè, si comportavano in un modo che non aveva riscontri in letteratura. Ho iniziato quindi a ipotizzare che col calore si potessero plasmare le proteine del glutine all’interno del chicco, dove convivono separate fra loro, ma senza arrivare a bruciare il grano. È così che è nato il glutine amico di tutti, che ho chiamato Gluten Friendly”.
Nel 2015, insieme all’Università di Foggia, Lamacchia ha brevettato la tecnologia Gluten Friendly in Italia e di recente il brevetto è stato riconosciuto in tutta Europa. E ha ottenuto diversi prestigiosi riconoscimenti, nazionali e internazionali. “Questa tecnologia di detossificazione si basa su un processo fisico-chimico a basso impatto ambientale – illustra la scienziata – Usiamo solo calore e acqua, consumiamo energia elettrica, e alla fine del processo non c’è inquinamento. Il chicco di grano intero viene esposto ad alte temperature, secondo parametri brevettati di tempo, umidità, e asciugatura». La detossificazione è il risultato di un delicato equilibrio fra tutti questi fattori, che alla fine producono uno stabile cambiamento conformazionale all’interno delle proteine del glutine, senza intaccarne le proprietà organolettiche.
“Le nostre prove di laboratorio ci dimostrano che dopo il trattamento, il glutine della farina Gluten Friendly perde tra il 90 e il 99% del suo potenziale tossico – prosegue Lamacchia – Noi scienziati diciamo che si spegne l’immunogenicità. In altre parole, mentre prima il glutine veniva riconosciuto e mandava in allarme il sistema immunitario dei pazienti celiaci, adesso passa inosservato e perciò non scatena più la reazione autoimmune”. Col proprio gruppo di ricerca la scienziata ha pubblicato due studi in proposito, sulla rivista scientifica Food Chemistry Journal. “Abbiamo anche scritto sulla rivista Plos One del sorprendente effetto probiotico della mia molecola detossificata. Su quel fronte, però, siamo ancora agli inizi”.
Ogni cereale può essere oggetto di trattamento, anche se ha particolari caratteristiche interne ed esterne che necessitano di un aggiustamento su misura della formula, per far sì che le proteine del glutine subiscano i necessari cambiamenti conformazionali. “La scelta strategica di New Gluten World è stata di mettere a punto un trattamento per il grano duro e il grano tenero, le due varietà più diffuse al mondo per fare la pasta, il pane, la pizza, e il resto dei prodotti da forno. In futuro lavoreremo anche su altri cereali. Pensando all’orzo e alla segale, per esempio, potremmo aprire la strada alle birre, e ad una serie di prodotti lievitati tipici dei paesi nordeuropei. Insomma, il cereale non conta. Per New Gluten World lo scopo è di ridurre l’impatto sociale negativo dei disturbi legati al glutine”, afferma.
Ma le farine, una volta trattate, saranno lavorabili come prima? La risposta è sì. “La detossificazione del chicco di grano intero, ne preserva tutte le preziose proprietà organolettiche. Le farine Gluten Friendly diventano pane, pasta, pizza e tutto il resto. Lievitano, profumano, scrocchiano? e sono soffici dentro. Da un punto di vista molecolare, ciò dipende dal fatto che anche dopo la detossificazione il glutine mantiene la sua caratteristica forma a molla, che è appunto responsabile dell’elasticità di ogni impasto. Per molti celiaci, il problema emotivo della nostalgia verso pane pasta o pizza, è reale. Basta osservare con quanto impegno l’industria gluten free cerca di imitare il gusto dei prodotti da grano. Ma nel tentativo di avvicinarsi al sapore del grano, purtroppo, il prodotto gluten free spesso viene infarcito di amidi, acidi grassi e zuccheri semplici. Si salva l’intestino, ma alla lunga non si aiuta la salute da tanti altri punti di vista. La tecnologia di New Gluten World risolve il problema nel chicco, ridando ai celiaci i piaceri della dieta mediterranea e la libertà di una vita sociale senza barriere alimentari”, conclude la scienziata.
Fonte: Askanews.it

Ma esperti avvertono: non sottovalutare!
Partenze intelligenti? Queste sconosciute, almeno per gli italiani. Nonostante il caldo eccezionale che investito l’Italia suggerisca la necessità di evitare rischi per la salute, la prima preoccupazione per un italiano su 2 (52%) è quella di non trovare code o rallentamenti andando in vacanza. Perciò, pur di scongiurarli, incappano in comportamenti scorretti evidenziati dagli esperti: non riposano abbastanza pur di partire in fretta (36%), mangiano in maniera eccessiva (25%) o per nulla pur di evitare di fare soste (26%), sono più attenti ai bagagli che a portare in auto adeguate scorte d’acqua (24%), non si curano del caldo e del sole (21%), rischiando disidratazione (42%), colpi di sonno (41%) e di calore (39%). E’ quanto emerge da uno studio di In a Bottle (www.inabottle.it) condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1600 italiani tra i 24 e i 50 anni e su un pool di 20 tra medici e nutrizionisti per capire rischi e rimedi per un esodo sicuro.
Da un’alimentazione poco bilanciata (51%) a un’organizzazione poco ponderata (34%), che rischiano di impattare negativamente sul viaggio verso le meritate vacanze. Per 6 esperti su 10 (58%) gli italiani partono per nulla informati dei rischi che un tale viaggio può rappresentare per la salute e la sicurezza propria e degli altri. Secondo un esperto su 3 (34%), gli italiani non conoscono il concetto di “partenze intelligenti”, poiché al massimo cercano di tenere conto dell’orario per evitare di restare incastrati nelle ore di punta.
La prima preoccupazione, dunque, è quella di evitare code o rallentamenti e per questo, secondo gli esperti, la preparazione al viaggio risulta scarsa (29%) o degna di poca attenzione (32%). A soffrire più di tutti sono i bambini (44%), più sensibili allo stress di un viaggio lungo. Seguono gli anziani (37%), più esposti ai rischi ambientali. E gli effetti sono ben visibili anche sul piano psicologico (53%). Le code e i continui rallentamenti, se aggiunti al caldo eccezionale di questa estate, diventano i «nemici» che portano ad un aumento di ansia (33%), stress (21%) ed aggressività (18%), solo per citare i disagi più frequenti riscontrati.
Tra gli altri errori frequenti, per il 39% degli esperti in auto scarseggiano cose essenziali, come ad esempio una buona riserva d’acqua, per far fronte al rischio di disidratazione o di crampi per la perdita di sali minerali e potassio. Un’altra insidia nascosta che, anzi, viene ritenuta compagna di viaggio immancabile è l’aria condizionata, anche essa responsabile in maniera più velata della disidratazione.
“Bisogna stare attenti agli sbalzi termici, in particolare se mettiamo il versante delle infezioni respiratorie – afferma Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e Direttore Sanitario IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi – Se c’è un passaggio drastico dal freddo al caldo e viceversa la barriera protettiva può essere facilmente superata e rischiare alcuni disturbi come laringiti, faringiti e bronchiti. L’uso eccessivo del condizionatore può portare a disidratazione per via dell’aria secca e può determinare il colpo di calore specialmente rispetto al clima esterno. È bene quindi scegliere l’opzione deumidificatore al 50% e ricordarsi di spegnere il condizionatore verso la fine del viaggio in modo da diminuire l’impatto con l’esterno quando si scende dall’auto».
Fonte: Askanews.it

I bimbi hanno senso della sete meno sviluppato rispetto ad adulti
L’estate rappresenta per i più piccoli il momento dello stacco dalla scuola, delle giornate al mare, dei giochi all’aperto, ma è anche la stagione in cui, a causa del caldo e dell’afa, i genitori devono prestare particolare attenzione al loro benessere e alla loro idratazione soprattutto nei momenti in cui fanno sport oppure in quelli di gioco intenso. “I benefici che un bambino, e non solo, può trarre dallo sport e, in generale, dai giochi all’aria aperta sono moltissimi. L’attività fisica aiuta a rendere il fisico più forte, a tenere il peso sotto controllo, a scaricare le energie ed è importante anche affinché i più piccoli imparino a socializzare. In corrispondenza di questi momenti è importante monitorare alcuni aspetti della loro salute che sono fondamentali per preservarne il benessere psico-fisico, soprattutto nella stagione calda – commenta Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation – l’aumento della sudorazione conseguente al caldo e alla pratica sportiva o al gioco intenso, produce infatti una perdita di liquidi e sali minerali che se non reintegrati possono minare l’equilibrio idrico dell’organismo, con effetti sul corpo che variano a seconda del livello di disidratazione raggiunto”.
Le alte temperature della stagione estiva e la maggiore tendenza a giocare e praticare sport all’aperto possono quindi contribuire ad accrescere il fabbisogno di acqua giornaliero, tenendo inoltre presente che i bambini hanno un senso della sete meno sviluppato rispetto agli adulti e tendono a bere acqua raramente e solo quando sono molto assetati.
Gli effetti dovuti alla mancanza di un adeguato apporto di acqua si manifestano anche con livelli di disidratazione modesti (2%)e variano dal leggero mal di testa e senso di stanchezza alla minor capacità di mantenere la concentrazione e di eseguire semplici azioni. Il fabbisogno di acqua dei bambini dipende da diversi fattori: la quantità e la qualità di acqua che dovrebbero assumere dipendono dall’età, dalle condizioni di salute, dalla dieta, dall’attività fisica svolta, ma anche dalle condizioni dell’ambiente esterno (temperatura e il tasso di umidità).
Fonte: Askanews.it

I consigli della Società Italiana di Neurologia
Il caldo estivo rappresenta causa di disagio per la maggior parte delle persone ma, ancora di più, per quelle che devono convivere con una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale quale è il Parkinson.
“Oggi il Parkinson colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, circa l’1% di quella sopra i 65 anni – spiega Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e NeuroMotorie (DIBINEM) Alma Mater Studiorum, Università di Bologna – IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna Ospedale Bellaria – nel nostro Paese i malati sono circa 300.000, per lo più uomini (1,5 volte in più rispetto alle donne) e con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Come Società Italiana di Neurologia (SIN) e Accademia LIMPE DisMov riteniamo sia molto importante dare il nostro contributo attraverso una serie di consigli utili per aiutare i pazienti ad affrontare al meglio questi mesi estivi”.
Le persone affette da Parkinson hanno difficoltà ad iniziare i movimenti e questi stessi risultano generalmente molto lenti: per accrescere la capacità fisica e il grado di allenamento si consiglia dunque di praticare ogni mattina una serie di esercizi di riscaldamento e allungamento per una ventina di minuti. In questo modo la riattivazione della mattina può avvenire con una maggiore celerità e facilità. “Mantenere alcune abitudini giornaliere – dichiara Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson dell’Istituto neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia) – può essere utile per aiutare il cervello a preservare la gestione di alcuni automatismi. Ad esempio, rispettare la cadenza dei pasti giornalieri: non è importante mantenere un orario fisso, ma curare la regolarità. Altrettanto importante è avere uno spazio della giornata dedicato all’attività fisica all’aria aperta: è utile ricordare che la fascia mattutina dalle 7.00 alle 11.00 e quella pomeridiana dalle 18.00 alla sera sono i momenti della giornata in cui è preferibile praticare delle attività fisiche e motorie”. Attenzione ovviamente alle cadute che sono più frequenti nelle fasi avanzate della malattia; in genere aumentano dopo il decimo anno e nei mesi caldi, a volte a causa della stanchezza e della paura di cadere che spesso genera strategie motorie difensive che aumentano il rischio di caduta. Con l’aumento delle fasi di “off”, che spesso si verifica nei mesi estivi, aumenta il rischio cadute. Seguire un programma di riabilitazione motoria aiuta non solo a ridurre questo rischio, ma insegna anche come cadere, in modo da farsi meno male. Se il rischio di caduta è elevato può anche essere consigliato l’utilizzo di un deambulatore, nei momenti della giornata in cui si verificano i blocchi motori. La stitichezza o stipsi è una conseguenza della lentezza dei movimenti e quindi della malattia in sé, ma anche di alcuni farmaci che possono essere prescritti per la cura del Parkinson.
E’ un disagio che aumenta in estate a causa della tendenza alla disidratazione o della scarsa idratazione e per la vita sedentaria. Alcuni semplici consigli: dedicatevi a un’attività fisica regolare, consumate liquidi in maniera adeguata (1,5 litri d’acqua al giorno, 8-10 bicchieri al giorno) e scegliete un’alimentazione ricca di frutta e verdura e di fibre in generale. Con il caldo aumenta la sensazione di stanchezza per più di un fattore, tra cui i farmaci, la malattia stessa (gli sforzi per gestire i sintomi ma anche le variazioni chimiche nel cervello), il sonno disturbato, la depressione e la ipotensione che di estate si accentua. Si consiglia quindi di dedicare tutto il tempo necessario a svolgere le varie attività, imparando a riconoscere e sfruttare i momenti in cui i farmaci sono più efficaci e ci si sente meno stanchi. Fortemente raccomandata è una passeggiata serale prima di andare a letto. Diverse esperienze riportate dai pazienti suggeriscono, infatti, che arrivare la sera con un senso di stanchezza fisica dovuto alle diverse attività praticate durante il giorno accresce il senso di benessere riducendo la diversa sensazione di stanchezza dovuta all’astenia e all’ipotensione.
Fonte: Askanews.it

L'omissione o il differimento solo con l'ok del pediatra
Niente nido o scuola dell’infanzia per chi non vaccina il figlio, anche se paga la sanzione pecuniaria. Lo ribadisce la circolare esplicativa del decreto vaccini pubblicata dal ministero della Salute.
“La sanzione estingue l’obbligo della vaccinazione, ma non permette comunque la frequenza, da parte del minore, dei servizi educativi dell’infanzia, sia pubblici sia privati, non solo per l’anno di accertamento dell’inadempimento, ma anche per quelli successivi, salvo che il genitore non provveda all’adempimento dell’obbligo vaccinale”.
Per quanto riguarda l’omissione o il differimento delle vaccinazioni obbligatorie, “devono essere attestati dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta, sulla base di idonea documentazione e in coerenza con le indicazioni fornite dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità”.
Il decreto-legge sui vaccini “dispone che dieci vaccinazioni siano obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni (ovvero 16 anni e 364 giorni), inclusi i minori stranieri non accompagnati per la medesima classe di età, in base alle specifiche indicazioni contenute nel Calendario vaccinale nazionale vigente nel proprio anno di nascita”: lo si legge nella circolare operativa emanata oggi dal ministero della Salute. Le dieci vaccinazioni sono anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella.
Per i minori non accompagnati, ricorda la circolare, “è prevista l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale anche nelle more del rilascio del permesso di soggiorno”.
Fonte: Askanews.it

Ortopedico Bait a genitori: "Analizzare caratteristiche fisiche figli"
Calcio, rugby, pallavolo o nuoto: non c’è uno sport migliore di un altro per gli adolescenti. Conta piuttosto il modo in cui ci si allena, sia per consentire ai ragazzi uno sviluppo armonico nell’età evolutiva, quella in cui si “forma” lo scheletro, sia per evitare dolorosi infortuni. Tra i 12-16enni, gli incidenti sportivi sono aumentati notevolmente rispetto al passato: si va dalle contusioni muscolari alle distorsioni, fino alle fratture.
La causa, molto spesso, va ricercata nei modi e nei tempi con cui lo sport viene praticato. Basti pensare al caso di un ragazzino che pratica il calcio, magari sognando di diventare un giorno come i suoi idoli: deve sostenere tre o quattro sedute di allenamento a settimana, alle quali spesso si aggiungono le partite nel weekend. L’alternanza tra attività sportiva e riposo viene talmente compressa da portare i giovanissimi a finire ‘in riserva’. E la stanchezza, si sa, è alleata degli infortuni.
“Consiglio sempre ai genitori di assecondare le scelte dei bambini per quanto riguarda il tipo di sport da praticare, ma anche di insegnare loro a non esagerare. Suggerisco inoltre di analizzare con obiettività le caratteristiche fisiche del proprio figlio”, spiega Corrado Bait, ortopedico specializzato in traumatologia dello sport. “Chi ha le ginocchia vare o valghe, cioè ad ‘o’ o a ‘x’, chi soffre di scoliosi, anche se lieve, difficilmente diventerà uno sportivo professionista perché queste alterazioni anatomiche condizioneranno sempre la prestazione sportiva. In questi casi, perché sottoporre i più giovani ad impegni pressanti esponendoli alla frustrazione di un obiettivo mancato?”.
Tra i traumi più frequenti, ma anche meno preoccupanti, ci sono le distorsioni alle ginocchia: “Il caso meno grave – prosegue l’ortopedico – è la lesione del legamento collaterale mediale del ginocchio, che generalmente non si opera e cicatrizza spontaneamente nel giro di 2-3 settimane”. Decisamente più problematica è la lesione del legamento crociato anteriore che, dai 12 anni in su, può portare anche all’intervento. “Quanto alle lesioni meniscali, l’eliminazione del menisco consente un recupero più rapido, in media in 15 giorni, anche se negli adolescenti sono sempre da preferire soluzioni conservative. Suturarlo significa restare fuori gioco per 3-4 mesi, ma consente di non rinunciare al cuscinetto naturale che attutisce ogni colpo”.
Fonte: Askanews.it

I consigli del chirurgo plastico
“La pelle deve essere curata prima, durante e dopo l’esposizione al sole. Troppo spesso ci si concentra sulla tintarella dimenticandosi che è proprio il sole il responsabile del 70% del suo invecchiamento”. Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano, ha predisposto un percorso specifico per difendere la pelle e attenuare i danni provocati dal sole, anche per chi è ormai prossimo alla partenza per il mare.
“La chiave di tutto sta in una sola parola: idratazione”, spiega la dottoressa, “è qui il segreto maggiore per mantenere giovane la nostra pelle. Occorre prepararla al sole, curarla seguendo delle piccole accortezze e reidratarla al termine delle vacanze: solo così non solamente si rallenterà l’insorgere delle piccole rughe, ma anche la formazione delle macchie”. Gilardino ha studiato un “percorso idratazione” che risponde ad ogni tipo di esigenza, non richiede particolari accorgimenti e può essere fatto anche “last minute” il giorno prima di partire per il mare.
“È un percorso composto da tre trattamenti di biorivitalizzazione che, a seconda del tempo a disposizione e delle necessità, prepara la pelle all’esposizione prima di andare in vacanza e la reidrata al rientro”, aggiunge la specialista. “La biorivitalizzazione è un trattamento estremamente naturale che si basa su delle microiniezioni di acido ialuronico su tutto il viso. Permette di agire in profondità e, oltre a non richiedere accorgimenti particolari, non ha controindicazioni. Tre le sedute previste affinché il trattamento sia efficace: è possibile farne una prima della partenza e due al rientro, o viceversa”. Inoltre, “si può completare la preparazione utilizzando degli integratori alimentari a base di vitamine e betacarotene che rendono la pelle meno sensibile a quelli che tecnicamente si chiamano insulti solari”.
Questo però non esime dal curare la pelle durante il periodo di vacanza. “È questo il momento più delicato”, aggiunge Gilardino. “Importante è utilizzare sempre delle creme solari ad alta protezione. L’abbronzatura sarà un po’ più lenta, ma avremo la garanzia non solamente che durerà di più, ma anche che lo stress subito dalla pelle sarà inferiore”. In ogni caso, evitare di stare al sole durante le ore più calde della giornata. E infine, la cura alla sera: “È consigliabile utilizzare dei prodotti che diano una buona idratazione e nutrimento alla nostra pelle. Magari che contengano dei fattori di ripristino dei piccoli danni che si sono creati durante la giornata”.
Fonte: Askanews.it

Studio Università Parma: a confronto 3 regimi diversi
La dieta con il minore impatto ambientale? E’ quella più variata. E’ quanto emerso da uno studio condotto dal gruppo di Nutrizione Umana del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma con colleghi di altri atenei, che mette per la prima volta a confronto la sostenibilità di tre regimi alimentari diversi – onnivoro, vegetariano e vegano – utilizzando dati provenienti da consumi reali. Il gruppo ha recentemente pubblicato l’articolo (“Environmental impact of omnivorous, ovo-lacto-vegetarian, and vegan diet”) su Scientific Reports: allo studio hanno lavorato ricercatori di cinque Università (Parma, Bologna, Bolzano, Torino e Cambridge), ha coinvolto per l’Ateneo di Parma Alice Rosi, Pedro Mena, Nicoletta Pellegrini, Erasmo Neviani, Donato Angelino, Furio Brighenti, Daniele Del Rio e Francesca Scazzina. È stato realizzato nell’ambito del progetto PRIN (Programmi di Ricerca Scientifica di Rilevante Interesse Nazionale) “Microrganismi negli alimenti: studio del microbiota e del relativo metaboloma in funzione della dieta onnivora, vegetariana e vegana”.
Considerando il cibo consumato settimanalmente dai 153 partecipanti alla ricerca, sono stati calcolati i dati nutrizionali e ambientali medi giornalieri per i tre gruppi dietetici. L’introito calorico era simile, ma gli impatti ambientali hanno messo in evidenza sostanziali differenze. Dall’analisi del carbon footprint, del water footprint e dell’ecological footprint (i 3 indicatori ambientali utilizzati per determinare la sostenibilità delle diete tratti dal database dal BCFN – Barilla Center for Food and Nutrition) è infatti emerso che il regime alimentare onnivoro presenta valori d’impatto significativamente più elevati per tutti e tre gli indicatori ambientali rispetto al gruppo a dieta vegetariana e vegana. Questo risultato è in linea con i dati di numerosi studi scientifici condotti in altri Paesi, che hanno dimostrato il vantaggio ambientale di modelli alimentari basati principalmente su prodotti vegetali.
Tuttavia, tra la dieta vegetariana e la dieta vegana non sono state riscontrate differenze significative. Infatti, anche se la dieta vegana, che comprende esclusivamente alimenti di origine vegetale, potrebbe sembrare il modello alimentare che può maggiormente salvaguardare le risorse ambientali, è importante considerare che gli alimenti vegetali consumati in una dieta vegana sono spesso altamente trasformati e possono arrivare da Paesi anche molto lontani. Inoltre, per raggiungere l’introito energetico, la quantità di frutta, verdura o legumi che deve essere consumata al posto dei prodotti animali è elevata. Tutti questi fattori possono spiegare l’impatto sull’ambiente delle scelte alimentari associate a questo regime alimentare.
In conclusione, anche per la salute dell’ambiente, oltre che per quella delle persone, le parole chiave sono quantità e varietà.
Fonte: Askanews.it

I consigli della nutrizionista Valeria Del Balzo
Disidratazione, spossatezza, mal di testa. La prima difesa contro il grande caldo e l’afa opprimente dell’estate dobbiamo costruirla a tavola. Scegliendo cibi leggeri e nutrienti, poveri di grassi saturi e ricchi di quei nutrienti essenziali come vitamine e minerali indispensabili per mantenere un buon equilibrio fisico anche quando le temperature sono altissime come in questi giorni. Sono le raccomandazioni di Valeria Del Balzo, biologa dell’Università La Sapienza di Roma. Ma qual è il menù perfetto dell’estate? Ecco, secondo la nutrizionista, le 6 regole auree per combattere caldo e afa a tavola.
– BERE ACQUA PER CONTRASTARE LA DISIDRATAZIONE E NO ALLE BEVANDE DOLCI
Sarà banale, ma giova ripeterlo. Bere acqua è fondamentale per idratarsi: “con il caldo tendiamo a perdere liquidi, per questo un’idratazione costante è importante” – spiega la dott.ssa Del Balzo. Quanta? “Almeno 8 bicchieri al giorno, circa 1 litro e mezzo. Ridurre le bevande zuccherate, non dissetano e sono caloriche”.
– VIA LIBERA ALLA VERDURA DI STAGIONE: MEGLIO SE CONSUMATA CRUDA O CON COTTURE LEGGERE
Tra gli alimenti da consumare sono da preferire quelli ricchi di acqua, come insalate, pomodori, carote. E poi tutte le verdure di stagione, come zucchine, peperoni, melanzane. “Cercate, per quanto possibile, di mangiare verdure crude, e prediligete cotture leggere che non appesantiscano la digestione – spiega la nutrizionista – bene al forno, alla griglia, al vapore, da evitare o ridurre al minimo pastelle o condimenti eccessivi. Soprattutto in spiaggia, è importante non avere tempi di digestione troppo lunghi.”
– FRUTTA: UN AIUTO IN PIÙ PER IDRATARSI
La frutta estiva ci viene in soccorso perché è ricca in acqua, dal melone all’anguria, passando per pesche, albicocche o prugne, è un’alleata per contrastare le alte temperature. “Buona norma è consumare circa 3 porzioni di frutta al giorno, oltre all’acqua, la frutta apporta sali minerali e fibra” – spiega la Del Balzo.
– GLI ESTRATTI NON SONO SOSTITUTI DI FRUTTA E VERDURA
Da non confondere frutta e verdura con gli estratti. Tanto in voga in questo periodo, non sono da considerare delle alternative: “con gli estratti si perde la fibra contenuta in questi alimenti – spiega la Del Balzo – che ha una funzione fondamentale perché aumenta la sazietà e ci porta a mangiare meno, oltre a svolgere un ruolo importante per il funzionamento del nostro intestino. Con gli estratti di frutta si rischia anche di eccedere con gli zuccheri.”
– POLLO, UN ALLEATO PER L’ALIMENTAZIONE ESTIVA
È una delle carni preferite dagli italiani e dalle donne in particolare, tanto che 7 su 10 lo portano in tavola almeno una volta a settimana. In estate grazie a versatilità e facilità di preparazione ci viene in soccorso per dare gusto a tante ricette, anche fredde, dalle insalate ai classici panini. Ma non solo. A renderlo un valido alimento è anche il suo profilo nutrizionale: “è un’ottima fonte di proteine ed è caratterizzato da un’elevata digeribilità, nonché da un ragionevole apporto calorico (100 kcal per 100 grammi di petto di pollo) e un ridotto contenuto in grassi (da 1 a 6 grammi per 100 grammi di prodotto, a seconda delle parti utilizzate)”. Inoltre, continua, il pollo è anche una fonte eccellente di quei micronutrienti come il potassio e il calcio, nonché di vitamine del gruppo B, necessari per mantenere in equilibrio le attività del sistema nervoso e quindi prevenire ogni stato di affaticamento dovuto all’eccessivo caldo.
– IN VACANZA E A DIETA? SI PUÒ FARE! BASTA QUALCHE PICCOLO ACCORGIMENTO
Tra cene fuori e aperitivi, in vacanza è più difficile prestare attenzione alla propria alimentazione e per chi si trova a combattere contro qualche kilo in più può essere un’impresa. E se è importante godersi il meritato riposo senza troppe rinunce, ecco qualche consiglio che può venirvi in soccorso. “Prima di tutto aumentate l’attività fisica: con un dispendio calorico maggiore ci si può concedere qualche vizio in più.” Una delle situazioni più a rischio sono gli aperitivi, in cui facilmente si può fare incetta di calorie: “Invece di patatine, olive e noccioline, preferite qualcosa di più sostanzioso, come una pasta fredda, del cous cous, un’insalata di riso, e usate l’aperitivo come cena. Salatini &co aprono lo stomaco senza saziare. Cercate poi di evitare l’alcol e cocktail troppo zuccherati.” Un altro consiglio: “in previsione di una cena fuori, compensate con un pranzo leggero a base di insalata e frutta.”
Fonte:Askanews.it

Medici estetici e chirurghi si confrontano al Congresso Sime
Siamo ormai ad un passo dalla prova costume, momento di crisi per i 20 milioni di donne italiane che soffrono della cosiddetta “cellulite”, un disturbo del connettivo che si manifesta con quell’inestetismo noto come “buccia d’arancia” che per molti anni gli esperti hanno chiamato PEFS, panniculopatia edematofibrosclerotica. Colpa degli ormoni, ma anche di sostanze chimiche che provocano un aumento di radicali liberi, una riduzione dell’ossigenazione e del pH dei tessuti, una riduzione dell’attività energetica cellulare, e altre alterazioni che sfociano verso una risposta degenerativa evolutiva.
Cellulite, insomma, vero “spauracchio” femminile. “Da sempre tutte le donne pensano di averla – precisa il presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) Emanuele Bartoletti – anche perchè le donne chiamano cellulite tutto quello che non amano delle proprie gambe. Quest’anno finalmente riusciremo a fare un punto preciso, e riusciremo a trarre considerazioni scientifiche importanti sull’inquadramento di questa patologia molto comune, ma su cui ancora non c’è una convergenza di opinione sia da un punto di vista di origine clinica che dal punto di vista del trattamento. Che è la cosa più importante”.
“La classificazione della cosiddetta cellulite è da sempre uno dei maggiori problemi della medicina estetica – è la riflessione che illustrerà al congresso Sime Pier Antonio Bacci, specialista in Chirurgia e Malattie Vascolari e linfatici – infatti, senza un preciso schema diagnostico ed una precisa classificazione clinica, è impossibile proporre mirati schemi terapeutici”, ma “grazie anche ad uno schema di domande studiate assieme al prof Raul Saggini, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Chieti, sono stati individuati dei test che permettono di avvicinarsi ad una classificazione utilizzabile nella pratica clinica”.
Secondo Andrea Sbarbati – Direttore Dipartimento Nauroscienze – Biomedicina e Movimento Direttore Sezione Anatomia e Istologia Università di Verona, “comunque la si guardi, la cellulite, nonostante un’evidente progresso delle conoscenze, rimane un mistero sul fronte delle cause. Una delle più recenti teorie, tira in ballo addirittura le cellule staminali. La cellulite – spiega – è caratterizzata da una elevatissima concentrazione di cellule staminali pluripotenti. Dunque è profondamente diversa dal tessuto adiposo sottocutaneo e sempre maggiori evidenze, lasciano pensare che sia una patologia delle staminali. Che chissà, un giorno potrebbero diventare il vero target di trattamento di questa condizione”.
Secondo altre teorie la cellulite altro non è che una patologica cronica infiammatoria che nasce da un’alterazione del tessuto adiposo femminile. Che fare dunque? Secondo Giamaica Conti, dipartimento neuroscienze biomedicina e movimento Università di Verona, “per le donne affette da cellulite e non in sovrappeso si potrebbe consigliare una blanda attività fisica, aerobica (perché non si deve arrivare a produrre acido lattico e corpi chetonici). Vanno benissimo la camminata di quaranta minuti al giorno, la corsa ad una velocità non maggiore di sei minuti al chilometro, ma lo sport più indicato e completo per la cellulite potrebbe essere il nuoto. Nuotando a stile libero, dorso, delfino si porta l’acqua ad esercitare un massaggio vigoroso e costante sulle zone in cui si manifesta più spesso la cellulite, senza notevoli sforzi perché il corpo è rilassato durante il galleggiamento in acqua. Il massaggio esercitato dall’acqua contribuisce a ridurre il senso di accumulo edematoso delle zone affette da cellulite, migliora il microcircolo contribuendo a sfiammare i tessuti.
Ma non è tutto: “Un recentissimo medical device, distribuito solo da pochi mesi in Europa, apre una nuova possibilità di trattamento, ottimizzando e standardizzando il principio già conosciuto della sub-incisione o della incisione chirurgica sotto dermica – spiega Bruno Bovani – Chirurgo plastico, professore a contratto presso il Master in Dermatologia Estetica dell’Università di Firenze -. Ha ottenuto l’approvazione FDA e conseguente marchio CE per il miglioramento a lungo termine dell’aspetto della cellulite, in particolare dei glutei e delle cosce, con un miglioramento a due anni ancora persistente nel 96% dei pazienti trattati”.
Fonte: Askanews.it

Disagio e vergogna ma anche paura dello stigma
L’estate è un momento difficile per i pazienti con patologie cutanee e con psoriasi in particolare che tendono a nascondere la pelle e le chiazze della malattia. Un sondaggio della National Foundation of Psoriasis americana ha svelato che sono oltre il 40% i pazienti che nascondono le lesioni sotto abiti, pantaloni e maglie a maniche lunghe anche in spiaggia, e che rinunciano alla vita all’aria aperta proprio nella bella stagione, la stessa percentuale che mostra segni di depressione. Oltre al disagio e alla vergogna esiste un vero e proprio problema di stigma, tale che la legge American Disability Act protegge queste persone dalle discriminazioni sul luogo di lavoro.
Per i pazienti con psoriasi l’arrivo della bella stagione può essere un’arma a doppio taglio: se il sole e l’acqua di mare in alcuni casi possono migliorare l’aspetto delle lesioni cutanee e un clima caldo-umido può mantenere la pelle più morbida, gli sbalzi di temperatura, l’aria condizionata e il cloro possono scatenare il rilascio di sostanze che possono aumentare la secchezza e il prurito, scatenare fenomeni infiammatori e recidive con un peggioramento dei sintomi. “Le persone con psoriasi beneficiano dell’esposizione al sole purché questa sia effettuata gradualmente e con adeguata fotoprotezione ( SPF50), rinnovando l’applicazione ogni 2 ore ed evitando l’esposizione nelle ore centrali della giornata – spiega Andrea Costanzo, Ordinario di Dermatologia all’Università Humanitas di Milano – ustioni e scottature possono scatenare la riattivazione della psoriasi o portare allo sviluppo di nuove placche. Le scottature attiva un vero e proprio “fenomeno di Koebner”, ossia lo sviluppo di placche nelle zone soggette ad uno stimolo, fisico come la scottatura solare o meccanico come lo sfregamento o traumi locali”. Fondamentale è mantenere la pelle costantemente idratata. Attenzione poi al sudore, che può irritare la pelle già sensibile e peggiorare le placche. Il clima ideale è fresco e ventilato e al chiuso è consigliabile non esporsi all’aria condizionata.
Con le dovute accortezze è quindi possibile godersi le vacanze e il tempo libero e apprezzare dei miglioramenti ma attenzione a seguire sempre le indicazioni del proprio dermatologo. “Alcuni pazienti infatti decidono arbitrariamente di diminuire o, peggio, interrompere le terapie proprio in questo periodo – continua Costanzo – ma la cosiddetta ‘vacanza terapeutica che veniva consigliata nel periodo estivo in cui venivano sospesi i farmaci di vecchia generazione come gli immunosoppressori non è più necessaria: le nuove terapie personalizzate, sono più efficaci, sicure e non hanno problemi di tossicità, non devono essere sospese e hanno effetti a lungo termine. Sono oggi disponibili infatti moderni farmaci che si dimostrano efficaci già dalle prime settimane e che permettono di ottenere la clearance cutanea completa sino al 90 e 100%, come il nuovissimo farmaco ixekizumab appena presentato al congresso di Sorrento. “Un farmaco può essere efficace ma se è complesso da assumere o non permette al paziente di apprezzarne gli effetti in breve termine diventa un ostacolo alla terapia – spiega Fabio Ayala Direttore della U.O.C. di Dermatologia clinica del Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia, Università di Napoli Federico II – la rapidità e l’efficacia in breve termine non solo giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento del risultato terapeutico ma garantiscono l’aderenza del paziente alla terapia”.
Fonte: Askanews.it

Con l’arrivo dell’estate gli italiani si dedicano maggiormente allo sport e alle attività dell’aria aperta e la ripresa dell’attività sportiva, dopo la stagione invernale o dopo una pausa di poche settimane, richiede un maggior consumo di frutta e di verdura, necessarie per fornire al corpo i nutrienti e le vitamine di cui ha bisogno. Chi pratica sport a livello agonistico, specialmente nei periodi di intenso allenamento, in preparazione ad una gara, sceglie di assumere alimenti liquidi per incrementare l’apporto di vitamine: tra questi il succo 100% frutta, fonte di Vitamina C.
“L’esercizio fisico, pur avendo ripercussioni positive sulla salute di chi lo pratica, determina un eccesso di radicali liberi che deve essere efficacemente contrastato dalle risorse antiossidanti del nostro organismo”, dicihara il nutrizionista Silvia Ambrogio. “La vitamina C è uno dei principali protagonisti della difesa dallo stress ossidativo prodotto proprio dai radicali liberi. Ecco perché l’arancia, particolarmente ricca di questa vitamina, è un alleato dello sport, inoltre, questo frutto contiene anche vitamine dei gruppi A e B, e sali minerali come calcio, potassio, fosforo, rame e zinco, per cui bere un bicchiere di spremuta o di succo 100% di arancia dopo la pratica sportiva permette di reidratarsi al meglio e di godere dei benefici dello sport” conclude Silvia Ambrogio.
Gli atleti che si allenano e competono attivamente, inoltre, sudando e consumando energia, perdono liquidi e elettroliti. Grazie a una composizione specifica e al suo profilo di zuccheri e minerali, il succo 100% arancia è perfetto come bevanda sportiva isotonica, garantendo una veloce reidratazone e un adeguato apporto energetico.
Le evidenze scientifiche raccolte dal panel dell’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) su Prodotti dietetici, Nutrizione e Allergie hanno dimostrato che la Vitamina C, aiuta, insieme ai folati, a ridurre la stanchezza e la fatica, e questo vale per tutti i cibi definitivi come “Fonti di” Vitamina C, in quanto contribuiscono a fornirne almeno 12 mg ogni 100 ml. Le spremute e i succhi 100% arancia confezionati rispondono ampiamente a questi requisiti, contenendone un quantitativo circa tre volte superiore: in media 36 mg ogni 100 ml. Il consumo di 200 mg di Vitamina C, inoltre, in aggiunta alla dose giornaliera raccomandata di frutta e verdura, contribuisce a mantenere il normale funzionamento del sistema immunitario durante e dopo l’attività fisica. Il succo 100% arancia, ad esempio, rappresenta una fonte pratica di Vitamina C da aggiungere alla dieta giornaliera. Anche in quantità minori, la Vitamina C gioca un ruolo significativo nel mantenimento di un equilibrato metabolismo energetico e aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo.
I succhi di frutta contengono quantità anche notevoli di minerali, altre vitamine e composti bioattivi (fitocomopsti): tra questi in particolare potassio, Acido folico, ed altre sostanze ad azione antiossidante, in quantità in alcuni casi anche maggiori rispetto ai frutti da cui derivano (http://wwwsinu.it/html/cnt/il-punto-su.asp).
Anche chi pratica attività fisica a livello amatoriale, in vista dell’estate, espone il corpo ad un aumento dei radicali liberi e al rischio delle modifiche ossidative che essi determinano nel nostro organismo. Per questo, anche per loro, la Vitamina C può rappresentare un alleato contro lo stress e gli sforzi muscolari annessi.
Fonte: Askanews.it

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